Cinque luoghi alle porte di Cagliari dove antiche leggende e bellezze naturali si incontrano
Viaggio tra antichi nuraghi, foreste incantate, pozzi sacri e rovine fantasma, alla scoperta dell’anima più selvaggia, ancestrale e autentica dell’entroterra cagliaritano e, più in generale, del Sud Sardegna.
Terra di antiche leggende e misteri ancora oggi irrisolti, di paesaggi mozzafiato sospesi a metà strada tra il turchese ipnotico dal mare e il verde smeraldo della lussureggiante macchia mediterranea, e di una storia millenaria che ha visto il continuo alternarsi di popoli, influenze, e commistioni, il Sud Sardegna offre ai visitatori la possibilità di essere trasportati in un mondo inedito e affascinante, un universo parallelo che a tratti sembra trascendere la realtà e varcare il mondo della magia e del misticismo, mostrando in modo generoso i suoi tesori a chiunque decida di dedicare qualche ora alla sua esplorazione.
Basta infatti spostarsi di poco dal centro di Cagliari per incontrare alcuni dei luoghi più magici e affascinanti dell’intera Isola, dove andare alla scoperta di usanze, credenze e racconti tanto antichi quanto mai come oggi radicati nell’essenza stessa della cultura isolana, consentendo di vedere oltre il glamour e l’esclusività delle località turistiche più amate e popolari dell’Isola, e di accedere alle sue infinite facce forse meno note e blasonate, e forse anche per questo ancora più autentiche e preziose.
Ecco così che antichi nuraghi, testimonianze immortali di una civiltà ormai scomparsa, rigogliose foreste, protettrici di antichi segreti e di un vivace mondo animale, e infinite distese di “oro bianco”, tesoro prezioso immerso tra le pieghe di un’oasi naturale dall’incredibile valore naturalistico, diventano lo scenario perfetto dove trascorrere una giornata in compagnia dei nostri cari, creando ricordi magici, da custodire con cura e rivivere ogni qualvolta desideriamo iniettareuna dose di bellezza e spensieratezza nelle giornate più ordinarie.
Qui cinque luoghi facilmente raggiungibili partendo dal capoluogo sardo, dove storia e natura si fondono per donare a grandi e piccini la possibilità di esplorare, divertirsi insieme e, perchè no, imparare qualcosa di nuovo, in un’ avventura indimenticabile per tutta la famiglia.
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Dalle rovine dell’ex Laveria Lamarmora, situata su una scogliera che si tuffa nel mare blu cobalto, al maestoso Nuraghe Genna Maria, maestosa torre nuragica immersa nella quiete delle campagne sarde, passando per il sacro e misterioso Pozzo di Santa Cristina, la lussureggiante foresta di Is Cannoneris, con il suo cuore di lecci e conifere inframmezzate dai colori e dai profumi della macchia mediterranea, e le suggestive Saline Conti Vecchi, un luogo inusuale e affascinante, dove la storia industriale sarda si intreccia con la maestosità della mondo naturale, dimostrando come la coesistenza di entrambe sia non solo possibile, ma addirittura mutualmente benefica, andiamo alla scoperta dei luoghi più evocativi dell’Isola, perfetti per una gita di una (o mezza giornata) partendo dal suo capoluogo, Cagliari.
1. Laveria Lamarmora, viaggio nel tempo tra le rovine fantasma di Masua
Incastonata su una scogliera che si tuffa nel mare dell’ex villaggio minerario di Nebida, ormai quasi disabitato, a pochi passi dal comune di Iglesias, nell’estremo sud-ovest della Sardegna, questa antica laveria mineraria costruita alla fine del XIX secolo e parte di un vasto complesso industriale dedicato all’estrazione e alla lavorazione del minerale di piombo e zinco, la cui maestosità assomiglia, per molti versi, a quella di un antico tempio, con il suo stile neomedievale e le ampie finestre ad arco acuto, offre oggi uno spettacolo senza precedenti, affascinante e a tratti spaventoso allo stesso tempo.
Le antiche strutture in pietra giallo-arancione, che spiccano sulle scogliere rosso-viola di Nebida, fino agli anni settanta cuore pulsante dell’attività estrattive e successivamente abbandonate a causa della diminuzione della produzione e dei cambiamenti economici legati alla crisi petrolifera del tempo, sono ora avvolte in una patina di nostalgia e bellezza, svelando i resti di una storia antica fatta di innovazione e progresso, ma anche di fatica e sofferenza – si racconta che ogni volta che i lavoratori (in prevalenza donne) aprivano bocca per parlare, ricevevano una multa; che veniva poi dedotta dallo stipendio.
Passeggiando tra le rovine della Laveria, è impossibile non essere colpiti dalla maestosità e dalla solitudine del luogo. Le macerie, che un tempo ospitavano i diversi macchinari adoperati per la separazione e classificazione dei minerali, nonché gli ambienti deputati al loro loro stoccaggio, e la sala forni con la macchina a vapore, sono ora un palcoscenico per la natura, che lentamente si riappropria del suo spazio. con fiori colorati e arbusti che fanno capolino tra le pareti di pietra, consumate dal vento e dalla salsedine.
Ed è proprio la natura più selvaggia e incontaminata a fare da sfondo a questo prezioso esempio di architettura industriale: il sito offre un punto panoramico straordinario che si affaccia sul mare, permettendo ai visitatori di godere di una vista spettacolare sull’insenatura di Masua, sugli omonimi faraglioni e sull’iconico scoglio Pan di Zucchero, il cui nome suggerisce una chiara somiglianza con il celebre Pão de Açúcar che fa bella mostra di sè davanti alla baia di Rio de Janeiro.
La Laveria dista circa 80 km da Cagliari, e non sono richiesti particolari permessi per la visita. Tuttavia, il sentiero che porta dal parcheggio all’ex sito industriale è alquanto irregolare e scosceso, ed è dunque consigliato indossare scarpe comode e tenere sotto controllo i bambini. Un altro modo per accedere all’area è via barca, che tra l’altro consente di avere uno sguardo d’insieme della struttura, cosa difficile da cogliere se la si visita a piedi.
2. Nuraghe Genna Maria, il maestoso nuraghe che veglia sulla Marmilla
Questo esteso sito archeologico, risalente alla media età del bronzo, è una delle numerose testimonianze risalenti all’epoca nuragica che costellano l’entroterra sardo, che tuttavia spicca per la sua imponenza, per la sua posizione strategica in cima a una collina alta oltre 400 m, che domina l’intera regione storica della Marmilla, suggerendone una funzione difesa e di sorveglianza, e per l’incredibile sofisticazione della sua architettura, offrendo un’affascinante testimonianza delle capacità ingegneristiche degli antichi sardi.
La struttura, realizzata con enormi blocchi di pietra sistemati con precisione pressoché millimetrica, è infatti caratterizzata da una torre centrale cilindrica alta circa dieci metri e dotata di camera intera a più piani, circondata in un secondo momento da un bastione di quattro torri con feritoie, collegate tra loro una serie di mura di contenimento, che formano un complesso sistema difensivo e abitativo, che tuttora racchiude un cortile dotato di pozzo in parte scavato nella roccia. All’interno e all’esterno delle mura sorgeva poi un fiorente villaggio, stabilito intorno al IX a.C. e allargato poi in più fasi, come è stato possibile dedurre dall’evoluzione stilistica delle abitazioni anticamente ospitate all’interno di questo prominente sito.
Una progressiva trasformazione che, nei secoli successivi, e in particolare in età punica-romanica, lo ha portato a divenire un teatro a cielo aperto per affascinanti cerimonie votive in onore di Demetra, dea della natura, dei raccolti e delle messi, e di Kore, dea minore degli Inferi e regina dell’oltre tombe, a cui venivano offerti cruenti sacrifici, come testimoniato dalle numerose ossa di animale ritrovate sotto le rovine del sito. A queste si poi uniscono monete, vasi vitrei e fittili, fiasche, brocchette, portabrace, pintadere, coppe di cotturae macine, oggi custodite negli spazi espositivi del museo archeologico Genna Maria ospitato nel pittoresco paesino di derivazione spagnola di Villanovaforru, situato a circa 50 km dal capoluogo sardo.
Il sito offre anche un panorama mozzafiato sulla campagna circostante, che spazia su colline verdi e terreni agricoli, creando un contrasto suggestivo tra la durezza della pietra e la morbidezza del paesaggio circostante, regalando la preziosa opportunità di passare del tempo all’aria aperta, lontano dal caos e dalla frenesia delle località più frequentate.
3. Pozzo di Santa Cristina, l’architettura nuragica tra spiritualità e misticismo
Un altro prezioso capolavoro di derivazione nuragica immerso nei bucolici paesaggi dell’altopiano di Abbasanta, a Paulilatino, piccolo paesino dell’oristanese accarezzato da lussureggianti sughereti, oliveti e vigneti, le cui tinte verdeggianti e le forme morbide fanno da contrasto a quelle più fredde della pietra del pozzo, con le sue forme squadrate, che lasciano senza parole per precisione e geometria, incantando i visitatori e trasportandoli in una nuova dimensione, dove spiritualità e scienza dando vita a opere che ancora oggi affascinano e stupiscono.
Oltre a essere il pozzo nuragico meglio conservato dell’intera Isola, nonché una delle massime espressione architettoniche risalenti all’Età del Bronzo presenti sull’Isola, quello di Santa Cristina (nome che deriva dalla vicinanza con l’omonimo novenario dedicato alla vergine martire di Bolsena) è infatti un luogo intriso di mistero e misticismo, che traspare in primo luogo dalla duplice funzione del monumento. Da una parte quella di raccogliere l’acqua piovana e renderla disponibile nei vari periodi dell’anno, grazie alla sua particolare conformazione con tre parti distinte accuratamente scalpellate (vestibolo o atrio, vano scala e camera ipogeica a tholos) e alla presenza di un canale di scolo volto a mantenerne costante il livello e, dall’altra, quella di rendere omaggio a Mamusa, la Dea delle Acque. Un culto che al tempo era particolarmente sentito e diffuso, al punto che possiamo parlare di vera e propria “religione delle acque”, un elemento naturale strettamente connesso con la vita e la creazione.
Interessante notare anche la particolare orientazione del tempio a tholos situato sopra il pozzo, con la luce che penetra nella camera durante particolari momenti dell’anno, come gli equinozi di marzo e settembre, in occasione dei quali il sole illumina perfettamente il fondo del pozzo passando per il vano scale sino a toccare il pelo dell’acqua, creando affascinanti ombre, una proiettata verso la base della struttura e una che discende dalla camera a tholos.
Inoltre, ogni 18,6 anni, durante il periodo del lunistizio maggiore, la luce della luna penetra attraverso il foro della camera, riflettendosi perpendicolarmente nello specchio d’acqua sottostante. Questi affascinanti giochi di luce suggeriscono che i costruttori potessero avere una conoscenza avanzata dell’astronomia e delle sue connessioni con i rituali religiosi. Tuttavia, non è chiaro se il tempio fosse utilizzato specificamente per eventi astronomici o se avesse un’altra funzione simbolica legata ai cicli stagionali.
Il pozzo è parte del più ampio complesso archeologico di Santa Cristina, del quale fanno parte diversi insediamenti risalenti ad epoche diverse, tra cui un villaggio nuragico corredato da diverse tombe dei giganti (domus de janas) e un villaggio cristiano composto da bellissimi muristenes (case di pellegrinaggio per le novene) che fanno da cornice al grande piazzale del novenario.
Organizzare una gita in questo singolare luogo, distante poco più di un’ora di macchina da Cagliari, offre così la singolare occasione di fare un vero e proprio viaggio tra epoche e civiltà diverse, ma legate dalla capacità di combinare funzionalità e simbolismo, creando opere che ancora oggi affascinano per sofisticazione rigore architettonico.
4. Is Cannoneris, una foresta incantata nel cuore del Campidano
Tra le mete perfette per una gita partendo da Cagliari non può che essere menzionata la foresta di Is Cannoneris, una delle meraviglie naturali più affascinanti dell’intera isola, situata nella regione del Medio Campidano, ai confini orientali del Sulcis. Questa lussureggiante foresta, che comprende una vasta e omogenea lecceta, la più estesa in Europa, e lambisce imponenti formazioni montuose, ricoperte da fitte foreste di querce da sughero, per un’area totale di oltre 4700 ettari a cavallo dei comuni di Domus de Maria, Pula, Teulada e Villa san Pietro, è infatti caratterizzata non solo da una biodiversità sorprendente (la foresta ospita una grande varietà di specie vegetali e animali, tra cui esemplari di fauna selvatica come il cervo sardo, il cinghiale e il muflone, nonché piante endemiche e rare che arricchiscono l’ecosistema) e da spettacolari sentieri panoramici, perfetti per escursioni e attività all’aperto, ma anche per le incredibili leggende che avvolgono questo angolo di Sardegna unico nel suo genere, trasportando i visitatori in un tempo antico fatto di magia e mistero.
Una delle leggende più diffuse a Is Cannoneris riguarda un cervo magico, considerato il guardiano della foresta. Secondo la tradizione, questo cervo bianco appare solo durante le notti di luna piena e ha il potere di proteggere la foresta e i suoi abitanti. Si narra che chi riesca a vedere il cervo magico sarà benedetto con buona fortuna e protezione, ma solo se rispetta la natura e le sue creature. Un’altra leggenda parla di antichi giganti dotati di forza sovrumana, che avrebbero costruito le prime strutture megalitiche della zona, lasciando segni indelebili nel paesaggio isolano. Secondo il mito, durante le notti tempestose, si possono ancora sentire i loro passi rimbombare tra le montagne e i loro sussurri nel vento.
Una visita Is Cannoneris diventa così un’avventura indimenticabile, un viaggio tra natura e mistero, che permette di esplorare uno dei luoghi più affascinanti e leggendari della Sardegna. Per vivere appieno la sua atmosfera magica, il consiglio è quello di prendere parte a uno dei molteplici tour guidati della Riserva, in modo da avere una comprensione più profonda della flora e della fauna locale,e immergersi nelle suggestioni e nella magia delle storie mitiche che da secoli aleggiano sopra questo angolo verde incontaminato.
5. Saline Conti Vecchi, un museo a cielo aperto immerso in un’oasi naturale di rara bellezza
Situate alle porte del capoluogo sardo, accanto alla zona industriale Macchiareddu di Assemini, le Saline Conti Vecchi sono un esempio affascinante di come la storia e la natura possano convivere armoniosamente, offrendo un’esperienza unica che mescola la bellezza paesaggistica della riserva naturale di Santa Gilla con il fascino dell’archeologia industriale. Fondate nel 1919 dal visionario ingegnere Luigi Conti Vecchi, le saline trasformarono un’area paludosa e malarica in una delle più grandi e produttive saline d’Italia, contribuendo significativamente allo sviluppo economico e sociale della regione.
Oggi, grazie alla partnership tra il Fondo Ambiente Italiano (FAI) e Syndial-Eni, le Saline Conti Vecchi sono aperte al pubblico come museo e area naturale protetta. Il sito permette ai visitatori di immergersi nella storia dell’industria del sale attraverso documenti storici, attrezzi d’epoca e ricostruzioni multimediali, mentre la produzione di questo prestigioso prodotto continua ancora oggi con metodi tradizionali, in perfetta simbiosi con l’ambiente circostante.
Passeggiare tra i bacini di evaporazione e ammirare la ricca biodiversità di flora e fauna, tra cui diverse specie di uccelli migratori, offre così la possibilità di apprezzare la bellezza nascosta del territorio sardo e scoprire una pagina poco conosciuta della sua storia, immergendosi in un’atmosfera che celebra la convivenza sinergica tra uomo e natura.
Queste cinque escursioni regalano un assaggio delle meraviglie che il Sud Sardegna ha in serbo per i suoi visitatori, combinando storia, natura e cultura in un percorso che celebra la bellezza e la ricchezza dell’isola.
Quale luogo migliore dove alloggiare per partire alla scoperta dei tesori meglio custoditi dell’antica isola di Ichnusa se non Palazzo Doglio, elegante hotel a cinque stelle situato nel cuore pulsante di Cagliari, che grazie a una vasta gamma di servizi pensati per soddisfare le esigenze di tutta la famiglia, unita a un’attenta cura per i dettagli e l’estetica degli interni, incarna in maniera perfetta l’ospitalità e l’essenza autentica dell’Isola, arricchendo ogni momento e rendendolo semplicemente indimenticabile.
Per maggiori informazioni è possibile contattare il numero +39 070 64640, oppure scrivere una mail ainfo@palazzodoglio.com.
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