Monica di Sardegna, un vino raffinato ed elegante
Un vitigno autoctono tanto antico quanto pregiato dà vita a una bevanda dal magnetico colore rubino, intensa, corposa, dalle delicate note di frutti rossi e mandorla, da scoprire sorso dopo sorso durante una lunga serata estiva.
La storia del vitigno Monica è antica e affascinante, indissolubilmente intrecciata con le vicende che hanno segnato gli ultimi dieci secoli di storia sull’antica isola di Ichnusa. Si tratta infatti di una coltivazione autoctona -al pari del Nasco, uno dei vini più antichi dell’intera area mediterranea, del Cannonau, il “re dei vini sardi”, e del Vermentino,il “principe dei bianchi”- introdotta in Sardegna intorno all’anno Mille, secondo alcuni per merito dei monaci benedettini Camaldolesi, da sempre dediti alla coltivazione della terra e alla raccolta dei suoi frutti, preziose materie prime con cui realizzare prodotti d’eccellenza tra cui, per l’appunto, deliziosi vini e liquori.
Secondo altri, invece, l’importazione di questa prestigiosa vigna sarebbe invece da attribuire agli aragonesi, che conquistarono l’Isola nei primi decenni del XIV secolo, una teoria che sembrerebbe avvalorata sia dal fatto che in alcune zone il vitigno è noto anche con le denominazioni di “Monica di Spagna”, “Uva Mora” o,in dialetto, Niedda de Ispagna (“Nera di Spagna”). Tuttavia, la mancanza di evidenze chiare e il fatto che questa varietà sia ora completamente sconosciuta in Spagna suggeriscono che si tratti molto probabilmente di una specie vegetale endemica.
Monica DOC, storia d’amore tra un prestigioso vitigno e il soleggiato territorio che lo ospita
Indipendentemente dalla provenienza del vitigno, durante i secoli il Monica di Sardegna ha subito diverse evoluzioni, riuscendo ad adattarsi alle peculiari condizioni pedoclimatiche di un territorio estremamente variegato, che vede l’alternarsi di zone costiere sabbiose contornate da una lussureggiante macchia mediterranea, altipiani granitici e calcarei (noti anche come “giare” e “tacche”), colline aspre e selvagge, ma al tempo stesso morbidenella loro essenza antica, modellate nei millenni dall’azione lenta e inesorabile dell’acqua e del vento.
Un legame simbiotico che ha permesso al vitigno di carpire i segreti di questo vero e proprio microcosmo e di sfruttare gli effetti del suo clima estremamente benevolo, fatto di inverni miti e poco piovosi, e di estati calde e asciutte, ma sempre ben ventilate grazie alle piacevoli correnti mediterranee -il tutto senza mai varcarne i confini.
Oggi questo pregiato vitigno a bacca rossa è infatti quasi esclusivamente coltivato sul territorio isolano, in particolar modo in zone caratterizzate da terreni calcarei e argillosi, non eccessivamente umidi e ben esposti alla luce del sole, come quelli ondulati del basso Campidano e del Sud Sardegna, che non a caso vantano tutte le condizioni ambientali previste dalle norme per la produzione dei vini a DOC (sigla che sta per “Denominazione d’Origine Controllata”) “Monica di Sardegna”.
Un prestigioso riconoscimento, quello ottenuto nel lontano 1972, che attesta la qualità e tutela la produzione di questo delizioso vino, stabilendo precise normative riguardanti le zone di produzione (in questo caso, le province di Cagliari, Nuoro, Oristano, Sassari e del Sud Sardegna), nonché le tecniche di vendemmia (in sardo sa innenna), da fare preferibilmente a mano, coltivazione, vinificazione, imbottigliamento e distribuzione.
In particolare, le uve Monica devono costituire un minimo dell’85% del totale di quelle utilizzate nella produzione dell’omonimo vino, mentre il restante 15% può essere costituito da altri vitigni locali a bacca nera e non aromatici. Al tempo stesso, la vinificazione del Monica di Sardegna prevede una fermentazione alcolica in vasche di acciaio inox a temperatura controllata, che permette di preservare gli aromi fruttati del vitigno, mentre l’affinamento avviene in acciaio o in botti di legno (il secondo metodo è da preferire se si desidera conferire alla bevanda ulteriori note speziate e una maggiore complessità) per un periodo variabile dai 6 ai 12 mesi.
Il risultato è così un prodotto d’eccellenza, adatto per essere gustato in purezza durante un lento pomeriggio estivo, o accompagnato da altre specialità locali per un aperitivo che celebra le meraviglie dell’Isola, in tutte le sue sfaccettature.
Complesso, seducente, floreale, e semplicemente indimenticabile
In pochi sorsi, questa bevanda dal magnetico color rosso rubino, che con l’invecchiamento si ravviva di riflessi violacei, tendenti all’amaranto, è in grado di rapire il degustatore, trasportandolo in un viaggio unico fatto di emozioni, sensazioni e profumi inebrianti, sprigionati da un bouquet aromatico complesso e invitante, a cui è difficile non cadere in tentazione.
Le delicate note di mora, ciliegia e frutta rossa matura sono infatti accompagnate da sentori più intensi e decisi di frutta secca, e in particolare di mandorla, aromi arricchiti da sfumature più speziate e floreali, soprattutto nella versione “Monica di Cagliari” (un’altra variante a denominazione di origine controllata dello stesso vitigno antico e pregiato, più ricca di corpo e alcolicità minima pari a 13°C), che conferiscono al vino una straordinaria profondità olfattiva.
Ma è al gusto che questo vino d’eccezione rivela tutta la sua complessità, una multidimensionalità che si risolve però in un prodotto nel complesso estremamente armonioso ed equilibrato. L’acidità è ben bilanciata, contribuendo a una piacevole freschezza che accompagna la degustazione, i tannini sono morbidi e setosi e si integrano perfettamente con le note fruttate e speziate della bevanda, mentre verso il finale è persistente e amabile, lasciando una sensazione di morbidezza e rotondità che invita a un nuovo sorso.
Un’amabilità che gli consente di essere abbinato in maniera versatile con una moltitudine di prodotti della tradizione sarda (e non solo), da quelli di carne, e in particolare arrosti di manzo e agnello, ma anche selvaggina e, non da ultimo, il maialino sardo, perfetti per riscaldare anima e corpo durante i mesi più freddi, a formaggi, sia freschi che stagionati, come il Fiore sardo, dal sapore intenso e pungente, che viene perfettamente bilanciato dalle note acide della bevanda.
Non meno delizioso è l’abbinamento a verdure grigliate e primi piatti, come le panadas (piccole torte salate ripiene di carne di maiale o agnello cotta lentamente e insaporita con spezie, cipolla e pomodoro, oppure con pecorino sardo e verdure fresche come bietole o spinaci), i culurgiones (i tradizionali ravioli sardi ripieni di patate, pecorino, menta e aglio, tipicamente serviti con una salsa di pomodoro), nonché con i malloreddus alla campidanese, (una sorta di gnocchetti sardi conditi con ragù di salsiccia e pecorino).
Le proposte d’eccellenza dell’Osteria del Forte e l’esclusivo pacchetto “Viaggio di Vino” di Palazzo Doglio
Gustare un delizioso calice di “Monica” di Sardegna DOC, immersi nella bellezza autentica e vibrante di Cagliari è oggi possibile presso il prestigioso Palazzo Doglio, hotel a cinque stelle dal lusso accessibile situato in via Logudoro, a pochi passi da alcuni dei monumenti più iconici del capoluogo sardo, come il Bastione di Saint Remy e la Basilica di Santa Croce, nonché a luoghi ricchi di fascino e bellezza naturale, come l’amatissima Spiaggia del Poetto, dove godere di un tramonto spettacolare sopra le acque turchesi di uno dei mari più belli d’Italia (e non solo).
La struttura ospita infatti alcuni ristoranti gourmet d’eccellenza, tra cui l’acclamata Osteria del Forte dello chef Alessandro Cocco, un concept unico nel suo genere che mira a rivisitare i sapori della tradizione sotto una lente più contemporanea,pur senza snaturarne l’anima più autentica, quella che meglio racchiude i profumi, i colori e gli aromi del territorio.
Il tutto attraverso un percorso enogastronomico che si snoda attraverso la contrapposizione di mare e montagna, vecchio e nuovo, cibo e bevande, riappacificando -in modo figurativo e concreto- quelle dicotomie che da sempre sono un tratto distintivo della cultura e del territorio sardo. I vini passano così dall’essere un mero accompagnamento a diventare parte integrante di un’esperienza sensoriale completa e coinvolgente, in grado di trasportare contemporaneamente i commensali in un viaggio alla scoperta del passato e del futuro dell’Isola.
Ma non è tutto: Palazzo Doglio offre a tutti gli amanti del “nettare di Bacco” la possibilità di andare alla scoperta della vinificazione e dei prodotti enologici sardi attraverso un pacchetto esclusivo, il “Viaggio di Vino”, che comprende:
- Trattamento Vip all’arrivo con un piccolo regalo di benvenuto;
- Early Check in e Late Check out (su disponibilità);
- Room upgrade (su disponibilità);
- Benvenuto alle cantine Argiolas, situate nel pittoresco borgo di Serdiana, a circa venti minuti di macchina da Cagliari, e tour con una guida dedicata;
- Visita alla collezione privata di vini della famiglia Argiolas;
- Esclusiva degustazione di vini all’interno della cantina;
- Un percorso benessere nell’esclusiva Doglio Club Spa per rilassarsi al ritorno dal tour (Sauna, Bagno Turco, piscina riscaldata con area idromassaggio);
- 10% di sconto sui trattamenti del Doglio Club;
- Ingresso giornaliero nella modernissima Zona Fitness Doglio Club;
- Cena speciale di 3 portate a cura dell’executive chef Chef Alessandro Cocco per entrambi le due notti;
- Colazione internazionale;
- Wi-Fi ad alta velocità;
- Parcheggio incluso (privato e al coperto).
Le tariffe per il pernottamento in Camera Deluxe partono da € 390, con possibilità di richiedere un transfer privato per le cantine Argiolas (previo pagamento di un costo aggiuntivo).
Per maggiori informazioni e per prenotare il pacchetto è possibile contattare il numero 070 64 640 oppure scrivere una mail ainfo@palazzodoglio.com.
Vuoi inebriare i cinque sensi con le note intense e avvolgenti del vino Monica di Sardegna e trascorrere una vacanza all’insegna dello charme e dell’eleganza? Prenota un soggiorno a Palazzo Doglio a Cagliari


