Sulle orme del leggendario attaccante rossoblù Gigi Riva
La storia del “Rombo di Tuono” è legata a doppio filo con quella del Cagliari Calcio, squadra che gli fu sempre cara, fino alla scomparsa avvenuta qualche settimana fa.
249 gol in 443 incontri, di cui 35 segnati nelle 42 partite giocate con la nazionale di calcio italiana (record ancora oggi imbattuto), che lo hanno consacrato il miglior marcatore assoluto nella storia del Cagliari Calcio e miglior marcatore in Europa con il club sardo, e oltre quarant’anni di carriera nel mondo calcistico, dapprima come giocatore e capocannoniere, e poi come dirigente sportivo e team manager: pochi hanno fatto la storia dello sport più amato dagli italiani come Luigi Riva, in arte Gigi Riva.
Ancora in meno quelli ad averla fatta giocando con la maglia del club più importante della Sardegna, con il quale è riuscito a costruire una storia d’amore che sopravvive anche dopo la sua morte, avvenuta poco poco più di un mese fa.
Gigi Riva e il Cagliari Calcio, una storia d’amore durata più di quarant’anni
Oltre ad essere stato uno degli attaccanti più prolifici di sempre, tanto che il giornalista sportivo Gianni Brera lo soprannominò “Rombo di Tuono” per la potenza del suo tiro, Riva ha saputo distinguersi fuori e dentro dal campo anche per la sua capacità di coinvolgere la squadra e portarla a livelli mai raggiunti prima.
Durante i tredici anni da giocatore del Cagliari Calcio, il goleador di Leggiuno è riuscito infatti a portare il club sardo in serie A e durante la stagione 1969-1970 contribuì in maniera determinante alla vittoria del primo e unico scudetto rossoblù, tanto che il Cagliari di Riva è spesso considerato una delle squadre più forti della storia del calcio italiano
Nonostante i ripetuti corteggiamenti da parte delle grandi squadre del Nord -prime tra tutte la Juventus, che arrivò a offrire alla società sarda l’astronomica cifra (almeno per il tempo) di 1 miliardo di lire- Riva decise di non abbandonare mai i compagni rossoblù, nemmeno dopo essersi tolto definitivamente la maglia a soli 32 anni, nel 1976, per via di un infortunio.
Ne divenne infatti prima dirigente e poi per un breve periodo -dal 1985 al 1986- presidente, per poi dedicarsi al prestigioso ruolo di dirigente accompagnatore e team manager della nazionale italiana fino al 2013, dando un contributo fondamentale alla vittoria azzurra in suolo tedesco del 2006.
Una carriera costellata di grandi successi, dunque, e un unico grande amore, quello per Cagliari e, più in generale, per la Sardegna. Un sodalizio che non si è concluso nemmeno nemmeno con la morte avvenuta qualche settimana fa: immortale è infatti l’eredità del giocatore, non solo nell’immaginario collettivo, ma anche sul territorio isolano. Decisivo fu infatti il contributo dato dal Riva allo sviluppo della scena calcistica locale testimoniato anche dalla fondazione, nel 1978. del prestigioso “Centro Sportivo Gigi Riva”, la prima scuola calcio in Sardegna, un vivaio per giovani talenti che ha visto uscire dalle sue fila giocatori della nazionale come Nicolò Barella.
Il “Rombo di Tuono” che faceva tremare tutta Cagliari
Poche personalità sportive hanno avuto la capacità e il carisma di conquistare il popolo cagliaritano come Gigi Riva, la cui fama trascende gli evidenti meriti sportivi per entrare direttamente nel cuore delle persone.
Con la sua precisione ed estrema freddezza in campo, ma anche la sua umiltà, educazione e infinita passione, il capocannoniere nato a Leggiuno (provincia di Varese) il 7 novembre 1944 è riuscito infatti a unire -nello stadio e fuori- diverse generazioni di cagliaritani, che hanno visto nei successi dei rossoblù, la prima squadra sarda a vincere un titolo nazionale, motivo di grande orgoglio e riscatto.
Entusiasmo che si manifestava anche con il boato che accompagnava le azioni di Riva all’Amsicora. Un vero e proprio rombo umano, preceduto da un silenzio assordante e carico di aspettative, che andava a unirsi alla potenza del tiro del giocatore (spesso la palla arrivava a velocità superiori ai 100 km/h) e che ha contribuito al soprannome con cui tutti oggi lo conosciamo, “Rombo di Tuono”,coniato dal giornalista sportivo (e amico di una vita) Gianni Brera.
Celebri anche le parole dello scrittore e regista Pier Paolo Pasolini, grande appassionato di calcio, che lo definì “un poeta realista” che “gioca un calcio in poesia”. Insomma, un talento che sapeva mettere davvero tutti d’accordo, cosa ormai rara ai giorni nostri.
Uno spirito libero e umile
Nonostante il grande successo ottenuto durante la sua travagliata carriera, Riva non ha perso per strada l’umiltà e la dedizione che gli hanno permesso di diventare uno dei calciatori più forti del mondo. D’altronde, chi ha avuto la fortuna di incontrarlo per le strade del capoluogo sardo non ha potuto che confermare la sua estrema discrezione e semplicità, quando altri al suo stesso livello si sarebbero atteggiati da divinità.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la vita del “Rombo” non sempre è stata rose e fiori: dopo aver perso mamma, papà e sorella in tenera età, fu spedito in un collegio dove tentò di scappare per ben tre volte, mosso da quella tenacia e voglia di riacciuffare la libertà persa che lo accompagneranno per tutta la vita e a cui deve -almeno in parte – il suo successo.
Si racconta che, quando Gigi arrivò in Sardegna nel 1963, a soli diciannove anni, rimase così stranito da tutte le novità che pensò subito di tornare indietro. Fortunatamente, questi dubbi durarono poco, tanto che ben presto l’attaccante si innamorò dell’isola, delle sue genti e dei suoi paesaggi, e decise di non mollarla più nonostante le numerose offerte provenienti dai grandi club del Nord Italia.
In un mondo governato dal prestigio e dai soldi, Gigi preferì sempre nuotare controcorrente e intraprendere una strada certamente più impegnativa, ma in ultima battuta anche più soddisfacente, non abbandonando mai l’etica e la moralità che lo hanno sempre contraddistinto e, per certi versi, sovvertendo un sistema in cui “pochi hanno il potere su tutto, ma non sulla coerenza”. E forse è proprio questa la più grande eredità lasciata dall’ex numero 11.
Ed è così che amici e famigliari lo hanno ricordato durante i funerali svoltisi nella basilica di Bonaria, tra la commozione e l’affetto della commossa folla di tifosi rossoblù che, anche in quest’occasione, non hanno smesso di stare al fianco di “Gigirriva”. Un esempio per tutti che non sarà certamente mai dimenticato.
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Photo credit: Cagliaricalcio.com


