La Sardegna chiede il riconoscimento Unesco per le Domus de Janas
Tra i tesori architettonici dell’antica civiltà prenuragica ci sono le Domus de Janas, le “case delle fate”, delle vere e proprie camere funerarie scavate nella roccia più di 5000 anni fa, che presto potrebbero entrare a far parte del patrimonio Unesco.
Siglato da poche settimane a Cagliari il protocollo d’intesa con il quale la Regione Sardegna fa il suo ingresso all’interno del progetto di candidatura Unesco delle Domus de Janas e di altri monumenti archeologici, artistici e architettonici risalenti alla preistoria (in totale sono 26), presentato dal CeSim/Aps – Centro Studio Identità e Memoria insieme alla Rete dei Comuni delle Domus de Janas.
Di quest’ultima fanno parte ventiquattro comuni distribuiti pressoché su tutta l’isola, ovvero Ardauli, Sedilo, Villa Sant’Antonio, Alghero, Anela, Arzachena, Bonorva, Castelsardo, Cheremule, Goni, Mamoiada, Mores, Oliena, Olmedo, Oniferi, Ossi, Ozieri, Pau, Porto Torres, Putifigari, Sassari, Sedilo, Sennori, Villanova Monteleone e Villaperuccio.
Il dossier contenente la candidatura sarà presentato al Ministero della Cultura nelle prossime settimane e, se tutto andrà bene, approderà poi a Parigi. Si tratterebbe di un enorme passo avanti verso la tutela di alcuni dei più straordinari siti archeologici di cui la Sardegna è costellata, per la gran parte immersi in un paesaggio incontaminato e dal grande valore naturalistico.
Non resta dunque che attendere per scoprire se si potrà procedere con la seconda fase dell’iter di candidatura, che prevede il sopralluogo dei siti interessati -tra cui spiccano il monumento troncopiramidale di Monte d’Accoddi, la necropoli ipogeica di Anghelu Ruju, il Su Crocifissu Mannu a Porto Torres, e le Domus de Janas di Sennori e Villaperuccio- da parte dei funzionari UNESCO, che accerteranno non solo il loro valore intrinseco e fruibilità da parte dei visitatori, ma anche la percezione del loro valore da parte delle comunità di riferimento e la conseguente presa a carico della corretta conservazione per le generazioni future.
Le Domus de Janas, le suggestive “case delle fate”
Oltre duemila sono le Domus de Janas (letteralmente “case delle fate”) sparse per tutto il territorio sardo, a rappresentanza della ricchezza e vivacità dell’antica civiltà prenuragica che abitava l’isola oltre 5.000 anni fa.
Nonostante il nome, che sembrerebbe richiamare un mondo abitato da creature magiche e fiabesche (si tratta in realtà di una denominazione risalente ad un’epoca successiva e che si ispira ad una leggenda che le voleva abitate da queste creature immaginarie), le Domus de Janas erano delle vere e proprie caverne funerarie scavate nella roccia che venivano utilizzate per seppellire i morti (o meglio i loro scheletri, visto che le salme erano lasciate all’aperto finchè la carne non era totalmente decomposta) assieme ai loro averi, che avrebbero potuto portare con sè nel viaggio verso l’aldilà in attesa della loro successiva resurrezione.
Non a caso, all’interno delle domus (in italiano “case”), erano presenti diversi elementi architettonici tipici delle abitazioni dell’epoca, come le zoccolature e travi lignee che andavano a formare la struttura dei tetti a spioventi, nonché diverse raffigurazioni ornamentali dal preciso significato spirituale, come false porte che permettevano il passaggio delle anime dal mondo terreno a quello ultraterreno, nonché corna e protomi taurine, dalla forte valenza protettiva.
Analogamente ad altre incredibili testimonianze architettoniche della fiorente preistoria sarda arrivate pressochè intatte ai giorni nostri, come le Tombe dei Giganti e gli oltre 740 Menhir sparsi per l’isola, si tratta di costruzioni dall’elevata complessità tecnica, soprattutto considerati gli strumenti disponibili all’epoca per scavare la roccia ed il fatto che queste vere e proprie necropoli siano sono riuscite ad arrivare pressochè intatte fino ai giorni nostri.
Non stupisce quindi l’inserimento delle Domus Janas all’interno dei beni architettonici candidati a fare il loro ingresso nelle prestigiose liste UNESCO, un riconoscimento che andrebbe a confermare il loro elevato valore artistico, architettonico e storico, ancora oggi strettamente legato alla cultura e alle tradizioni isolane.
Domus de Janas e non solo: il ricco patrimonio UNESCO presente sull’isola
Oltre alle Domus, la Regione Sardegna ha formalizzato l’ingresso nel progetto di candidatura di altri 26 monumenti archeologici, artistici e architettonici della preistoria, tra cui il monumento troncopiramidale di Monte d’Accoddi nel cuore della Nurra, il Su Crocifissu Mannu di Porto Torres, e la Necropoli di Sant’Andrea Priu a Bonorva.
Questi vanno ad aggiungersi al nutrito elenco di siti e beni proposti per l’inserimento nelle liste UNESCO (le cosiddette Tentative List) compilate negli anni precedenti, al cui interno possiamo trovare anche aree dall’elevato valore naturalistico ed ecologico, come il Sulcis Iglesiente, l’Arcipelago de La Maddalena e isole delle Bocche di Bonifacio, l’Isola dell’Asinara e gli Stagni del Golfo di Oristano e della Penisola del Sinis-Isola di Mal di Ventre.
Se la candidatura dovesse essere approvata, questi siti andrebbero ad unirsi ai beni materiali e immateriali che già hanno ottenuto l’ambito riconoscimento di Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Tra questi il complesso nuragico Su Nuraxi di Barumini, la Riserva della Biosfera Tepilora, Rio Posada e Montalbo per quanto riguarda i beni di carattere materiale, ed il canto a tenore, Li Candareri della città di Sassari ed i muretti a secco per quanto riguarda quelli di carattere immateriale, un numero già di per sé particolarmente elevato se si considera che l’intera Penisola italiana ospita un totale di 59 siti tutelati dall’UNESCO (53 di carattere culturale e 6 naturalistico) -che, tra l’altro, è il numero più alto in assoluto.
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