Tradizioni e riti della Settimana Santa in Sardegna, tra religiosità e simbolismo
Viaggio alla scoperta della Pasqua sarda, tra processioni dove elementi sacri e profani si fondono fino a diventare quasi indistinguibili, cibi tipici dal sapore rustico e genuino, ed un forte simbolismo che permea ogni cosa.
La Sardegna è una terra di grandi contrasti che, nella loro l’apparente incompatibilità, riescono a integrarsi fino a costruire equilibri unici e irripetibili altrove. Questo è anche il caso della dicotomia sacro e profano, la cui sinergica coesistenza è alla base della celebrazione delle principali festività religiose, a partire dal Natale (Sa Paschixedda) e dall’Epifania (Sa Pasca Nutza), per arrivare alla Pasqua (Sa Pasca Manna), da sempre molto sentita su tutto il territorio isolano.
Una commistione di simboli e significati la cui origine va ricercata nella notte dei tempi, ma che sicuramente è stata influenzata in maniera decisiva dai secoli di dominazione spagnola sull’Isola, che hanno contribuito a plasmare in modo duraturo il substrato culturale locale, fino ad allora fortemente influenzato dal folklore popolare e da antiche usanze pagane.
Se l’origine dei riti e delle processioni che onorano la Crocifissione e la successiva Risurrezione del Signore non può essere quindi individuata in maniera precisa, innegabile è ancora oggi la presa emotiva che queste tradizioni esercitano non solo sull’animo dei sardi, ma anche su quello di chi ha la fortuna di visitare l’Isola durante il periodo pasquale.
Se si potesse definire con un solo aggettivo le celebrazioni della Pasqua in Sardegna (che non sono limitate al giorno della Risurrezione, ma si estendono per tutta la Settimana Santa), questo sarebbe certamente scenografiche: partendo dai costumi dei partecipanti ai riti e alle processioni, che si declinano in diversi colori e forme in base alla giornata e alla località in cui ci troviamo, per passare alle rappresentazioni lignee delle figure di Cristo e della Madonna, che impressionano per maestosità e dovizia di particolari, e arrivare al pathos dei canti sacri, che solitamente alternano latino a dialetto sardo creando un’atmosfera mistica e sospesa nel tempo.
L’unione di questi elementi crea un’atmosfera pregna di passione e struggimento, che testimonia tanto l’attaccamento alla celebrazione religiosa quanto l’aderenza a quell’universo di significati che codifica la “sardità”, un concetto forse impalpabile, ma che appare quanto mai reale quando si assiste a eventi corali quali le processioni o le rappresentazioni del periodo pasquale.
Processioni e riti di Pasqua, tra pathos, religiosità e folklore
Nonostante la celebrazione della Pasqua ricopra un ruolo centrale nella tradizione isolana (basti pensare che il nome in dialetto della festività è Sa Pasca Manna, ovvero la “Pasqua Grande”, che si differenzia dalla Sa Paschixèdda, o “Pasqua piccola”, che sarebbe il Natale, poiché la Pasqua, è più importante all’interno del panorama culturale sardo), grande valore viene dato anche a tutti quei riti paraliturgici che commemorano gli eventi più importanti che conducono al miracolo della Resurrezione di Gesù, dal suo a Gerusalemme, all’arresto da parte dei romani, alla successiva crocifissione sul Calvario, fino alla sua deposizione nel sepolcro.
Mentre in alcune zone (come la provincia di Alghero, in cui ancora oggi è forte l’influenza catalana), è ancora viva l’usanza di raccogliersi in processione durante il Venerdì di Passione, ovvero quello che precede la Domenica della Palme, nelle altre parti dell’Isola è proprio questa giornata ad inaugurare il ricco programma di eventi della Sa Chida Santa (la “settimana santa”), che si conclude con l’Encontre (ovvero l’incontro tra la Madonna e Gesù Cristo), che avviene durante la Domenica di Pasqua e con le celebrazioni del giorno di Pasquetta (Sa die in fatu de Pasca, “il giorno successivo alla Pasqua”), da sempre dedicato ai lunghi pranzi in famiglia e alle scampagnate fuoriporta.
Una settimana in cui tutta l’Isola si riunisce non solo per celebrare la Resurrezione, che racchiude il vero e profondo significato della fede, ma anche per portare avanti tradizioni antiche come la storia dell’Isola, in cui gli elementi corali e comunitari hanno ancora oggi -contrariamente a quanto avviene in molti altri aspetti della vita quotidiana- la capacità di unire e coinvolgere persone di età, provenienza e interessi diversi.
Tra le giornate chiave delle celebrazioni pasquali vi è sicuramente la Domenica delle Palme (Sas Prammas), che ha luogo la domenica precedente a quella di Pasqua e simboleggia la festosa accoglienza ricevuta da Gesù al suo ingresso a Gerusalemme, dove -secondo i testi- la gente lo avrebbe accolto agitando dei rami di palma. Pur trattandosi di una festività presente in modo pressoché universale nel mondo crisitano, la sua celebrazione sul territorio sardo presenta degli elementi singolari legati al folklore isolano, particolarmente evidenti, ad esempio, nel paese di Desulo, un piccolo paese incastonato tra le montagne della Barbagia di Belvì, sul versante occidentale del Gennargentu, dove vi è l’usanza per le donne di sventolare delle foglie di palma intrecciate vestendo dei colorati abiti tradizionali che colpiscono non solo per la gioiosità, ma anche per la ricchezza di particolari e l’attenzione al dettaglio.
Seguono in ordine temporale, ma non per scenograficità e impatto emotivo, le processioni dei Misteri (Misterius), che solitamente hanno inizio il martedì della Settimana Santa e hanno la funzione di commemorare i sette momenti più rappresentativi della Passione di Cristo (Gesù in preghiera al Getsemani, Gesù preso in arresto, Gesù alla colonna della flagellazione, Gesù schernito, Gesù caricato della croce, Gesù sotto la croce, Gesù crocifisso e la Madonna addolorata), i quali vengono simbolicamente e materialmente portati, attraverso la loro rappresentazione in sette simulacri lignei, di chiesa in chiesa per altrettante volte, accompagnati dalla Madonna vestita a lutto e scortati da una folla di uomini incappucciati e vestiti di bianco, in alcuni paesi a piedi scalzi.
In alcune zone, come nell’algherese, sono invece le donne a camminare in processione (Las Damas), vestendo completamente di nero. In entrambi i casi, si tratta di uno spettacolo alquanto singolare, in grado di far riaffiorare emozioni mai provate prima, soprattutto in chi non ha mai assistito a nulla del genere.
Altrettanto coinvolgente è il rito dello “schiodamento” (Su Scravamentu), che si svolge la sera del Venerdì santo, solitamente all’interno del recinto presbiteriale delle chiese, durante il quale la statua di Cristo viene deposta dalla croce tra la commozione generale del pubblico. Le celebrazioni culminano poi nella mattinata della domenica di Pasqua con l’incontro delle statue di Gesù Cristo e della Madonna (S’Incontru), accompagnato da sfilate di figuranti in costumi tipici, che procedono tra canti religiosi in lingua latina e in lingua sarda, delle vere e proprie rappresentazioni teatrali che coinvolgono, in ruoli diversi, tutti gli abitanti del Paese.
A queste tradizioni, comuni pressoché su tutto il territorio sardo, si uniscono poi rituali strettamente legati ai diversi borghi e regioni, come i riti di origine medievale del Lunissanti e Sos Misterios di Castelsardo, che generalmente avvengono durante la notte e in cui vengono portati in processione alcuni oggetti simbolo della passione di Cristo, o i secolari cerimoniali di Aggius, nella profonda Gallura, durante i quali si può ascoltare l’evocativo canto corale a tasgja, ovvero un canto eseguito da più voci (o “polivocale”), ognuna delle quali si sviluppa su linee melodiche diverse che, fondendosi tra di loro, riescono a evocare atmosfere musicali uniche.
Il cibo, un grande protagonista della Pasqua sarda
Parte integrante dei festeggiamente della Pasqua è il cibo che, come in occasione di altre festività religiose, smette di essere soltanto un insieme di ingredienti abbinati in maniera sapiente per diventare portavoce di un simbolismo più ampio, in grado di evocare emozioni e immagini suggestive.
Tra i cibi tipici del periodo pasquale possiamo quindi trovare il Coccoi cun s’ou (nel gallurese bibbilliu), un pane fatto con semola di grano duro, dalla crosta croccante e finemente decorata, al punto da diventare quasi un’opera d’arte, al cui interno viene inserito un un uovo sodo, da sempre simbolo di rinascita e rinnovamento. Tra le sue varianti troviamo anche la sa pippia cun s’ou (ovvero la “bambina con l’uovo”), un pane molto amato dai più piccoli che, per l’appunto, ha la forma di una bambina che stringe a sé un uovo.
Molto amata anche la panada, un cestino di pasta lievitata a base di farina di semola rimacinata, acqua, sale e strutto al cui interno vengono riposti diversi ingredienti (in base alla ricorrenza e alla zona in cui ci troviamo), che vengono poi cotti in forno direttamente nel pane, come se questo fosse una pentola. Molto conosciuta è la variante asseminese, tipica dei dintorni di Cagliari, a base di anguilla e patate, e quella di Oschiri (fra Sassari e Olbia), con carne di maiale, mentre per la tavola pasquale è molto comune la variante con agnello e carciofi.
Spostandoci invece nel mondo dei dolci, non è Pasqua senza le pardulas, delle piccole tortine rotondeggianti realizzate con la pasta violada (una sorta di impasto lievitato a base di acqua, farina e semola), al cui interno viene posto un ripieno di ricotta o formaggio fresco, insaporito con zafferano o scorza di agrumi. Il dolce viene poi cosparso con del miele, meglio se di corbezzolo, che grazie al suo distinto sapore amarognolo ben contrasta il sapore ricco e zuccherino della pardula. Alcune ricette, come la casadina nuorese, prevedono anche l’impiego della menta nell’impasto, mentre in Gallura il ripieno viene arricchito con l’uva passa. Diverse anche le forme che questa specialità dolce può assumere: tra le varianti più amate quella a forma di rosa diffusa a Sestu (in provincia di Cagliari) e in alcuni paesi del Sulcis.
Insomma, un universo -quello culinario- che vive in parallelo a quello dei riti e delle processioni, e che merita allo stesso modo di essere scoperto!
Vacanze di Pasqua a Palazzo Doglio, tra buon cibo e le atmosfere uniche dei riti pasquali
Le parole non sono abbastanza per descrivere la magia evocata dai rituali della Pasqua cagliaritana: ecco perché Palazzo Doglio, hotel di lusso situato in via del Logudoro, nel cuore del capoluogo sardo, ha deciso di creare un pacchetto pensato per il fine settimana pasquale, che permette di vivere in prima persona le atmosfere uniche del periodo.
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L’offerta, soggetta a disponibilità, è valida solo per le nuove prenotazioni e non può essere combinata con altre offerte o promozioni e non si applica alle prenotazioni di gruppo. Tutti i servizi non specificati alla voce “Il pacchetto Include” saranno addebitati sul conto camera e dovranno essere regolati al momento del check-out.
Il pacchetto è valido dal 28/03/2024 al 31/03/2024 (inclusi) per un soggiorno minimo di due notti, con tariffe in partenza/che partono da €545 per camera (Camera Deluxe) a notte in doppia occupazione, IVA inclusa. In caso di estensione del soggiorno verrà applicato uno sconto speciale del 10% per una notte aggiuntiva.
Per maggiori informazioni e per prenotare il pacchetto è possibile contattare il numero 07064 640 oppure scrivere una mail a info@palazzodoglio.com.
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