Alla scoperta del Nasco, uno dei vitigni più antichi e prestigiosi dell’isola
Un vino denso, liquoroso e vellutato, dall’ipnotico colore dorato e dalle decise note di miele, datteri, frutta secca e muschio: dopo decenni di oblio, il Nasco sta vivendo una vera e propria riscoperta.
Quando la cultura enologica di un territorio si fonde con le sue radici storiche e culturali, nascono vini leggendari in grado di trascendere il passare del tempo e arrivare fino ai giorni nostri: è il caso del Nasco, un bacca bianca che, assieme al noto cannonau, vanta il titolo di vitigno più antico dell’antica isola di Ichnusa, se non dell’intera area del Mediterraneo.
Ecco quindi che la riscoperta del Nasco, fino a qualche secolo fa ampiamente diffuso e apprezzato a livello europeo, tanto da essere stato eletto come uno dei vini più prestigiosi della Sardegna durante l’Esposizione Universale di Vienna del 1873, si trasforma in un’opportunità di riportare alla luce l’essenza più autentica dell’isola, le sue tradizioni, la sua ricca biodiversità naturale.
Non stupisce quindi che, da vino caduto in oblio, il Nasco stia oggi vivendo un grande momento di rinascita e riscoperta, merito soprattutto di tutti quei piccoli produttori che si sono battuti -con successo- per riportare questo vitigno nell’entroterra sarda. Un impegno ripagato in primo luogo con la prestigiosa Denominazione di Origine Controllata (DOC), ottenuta ancora nel lontano 1972, e poi con l’apprezzamento di un pubblico di amatori sempre più eterogeneo e variegato, che si sta allargando pian piano anche verso oltreoceano.
D’altronde, il Nasco è un vino che va capito per essere apprezzato, molto fine e aromatico, corposo, dal gusto dolce e avvolgente, che ben si presta per essere servito al momento del dolce, o come aperitivo per chi desidera avventurarsi in territori ancora poco esplorati. In poche parole, un vino in grado di lasciare il segno.
Il Nasco, storia di un vitigno antico come l’Isola
La coltivazione della vite in Sardegna, che ogni autunno culmina con il rito della Sa Innenna, vanta una storia antica quanto quella delle diverse popolazioni che nei millenni si sono susseguite sul territorio dell’antica Ichnusa, a partire dalle antiche civiltà nuragiche (circa 1.200 a.C.), che passarono poi il testimone a Fenici, Cartaginesi, Greci, e poi Romani.
A rendere possibile questa fiorente coltivazione è da sempre la ricca biodiversità di un territorio che, in poco più di 24.000 km², racchiude spiagge sabbiose, montagne frastagliate e aspre colline, benedette da un clima estremamente benevolo per la crescita della vigna -mite in inverno e soleggiato, ma ben ventilato in estate- in cui decisiva è l’azione delle correnti mediterranee.
Nonostante molti dei vitigni coltivati in antichità si siano persi con il passare dei tempi e con l’evoluzione dei gusti dei consumatori, alcuni sono stati in grado non solo di resistere, ma anche di continuare a essere apprezzati da un pubblico sempre più vasto di amatori e curiosi. Tra questi il Nasco, il cui nome dialettale Nascu deriverebbe dal latino Muscus, ovvero muschio, un rimando all’inconfondibile aroma sprigionato dalla bevanda, soprattutto se lasciata invecchiare per qualche anno.
Sebbene l’origine del vitigno sia ancora oggi ignota, diverse fonti ne testimoniano la coltivazione fin dall’epoca romana (alcuni addirittura attribuirebbero l’importazione della vite sul territorio sardo ai Fenici), a partire dalla quale è sempre stato presente, in maniera più o meno diffusa, sul territorio dell’isola, con un picco massimo toccato alla fine dell’Ottocento e testimoniato dalla presenza di questo pregiato vino tra quelli premiati come emblematici della ricca cultura enologica sarda all’Esposizione Universale di Vienna del 1873.
Dopo di allora il Nasco è caduto per qualche decennio nel dimenticatoio, forse perchè oscurato da bottiglie più fresche e amabili, come il Vermentino, il bianco simbolo della “sardità”, fase che tuttavia non è durata a lungo, merito anche della tenacia e dell’orgoglio dei piccoli viticoltori sardi, che ne hanno intuito l’enorme potenziale e l’importanza per la conservazione della biodiversità e delle antiche tradizioni dell’isola.
Oggi il Nasco è coltivato prevalentemente nell’entroterra del litorale di Cagliari e in alcune zone della provincia di Oristano, utilizzando il classico metodo ad alberello latino, secondo il quale il fusto della vite viene mantenuto corto, intorno ai 30 e 60 centimetri da terra, e potato con il sistema Guyot. Il risultato è un grappolo resistente e di medie dimensioni, con bacche sferiche dalla buccia sottile e un deciso colore dorato.
Il Nasco, un vino tanto affascinante quanto complesso
Corposo, elegante, avvolgente: il Nasco è un vino incredibilmente stratificato, che va scoperto sorso dopo sorso. Alla vista, si presenta con un caldo colore di ambra e topazio, mentre appena si avvicina al naso si possono immediatamente apprezzare le note delicate dei frutti gialli, a cui si accosta, soprattutto nelle versioni più stagionate, un sottile aroma di muschio, che da il nome al vino stesso. Al gusto questi profumi si intensificano ancora di più, dando luogo a un’esplosione di miele, datteri, fichi, arancia candita, che si conclude con delle note lunghe e leggermente sapide.
Un vino dunque molto dolce, morbido e avvolgente, che ben si sposa con i piatti tipici della tradizione sarda, primi tra tutti gli aromatici culurgiones (una pasta fresca ripiena con patate, pecorino e menta). Interessante anche l’abbinamento con dolci a base di miele, frutta secca e formaggi freschi, così come a crostate di frutta e torte “secche” e sfogliate, soprattutto nella sua versione “liquorosa”, invecchiata per almeno due anni in botti di rovere o castagno.
Viaggio di Vino di Palazzo Doglio, un nuovo modo di scoprire la ricca cultura vitivinicola sarda
Il vino, si sa, è un affare estremamente serio: è il punto in cui storia, cultura e tradizione si innestano per mettere a fuoco l’anima più autentica -e forse anche più segreta- di un territorio.
A Palazzo Doglio, lussuosa struttura a cinque stelle situata nell’incantevole cornice di via Logudoro, nel cuore di Cagliari, la cultura vitivinicola sarda viene celebrata e riscoperta, tra le altre cose, attraverso tour sapientemente organizzati per condurre il visitatore alla scoperta della vinificazione e dei prodotti enologici sardi, tra cui il prestigioso Nasco.
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