Storia della bandiera sarda: i segreti dello stemma dei Quattro Mori
Tra storia e leggenda, il vessillo sardo rappresenta appieno la forte identità della sua isola.
La bandiera della Sardegna, il noto vessillo dei Quattro Mori, è uno dei simboli della forte identità sarda, al pari del dialetto, e custodisce in sé un passato notevole, ricco di leggenda ma anche confermato dalla realtà storica.
Sono varie le ipotesi sull’origine della bandiera bianca con la croce rossa di San Giorgio a formare quattro quadrati con ciascuno una testa di Moro: la versione storica più accredita la fa risalire alle vicende belliche della Corona Aragonese che dominò l’isola dal 1324 al 1479.
La storia vuole che le quattro teste del vessillo simboleggino le altrettante vittorie ottenute in Spagna dai catalano-aragonesi contro i Mori invasori: Baleari, Valencia, Saragozza e Murcia.
Dal canto suo, la leggenda racconta che la bandiera sia la celebrazione della vittoria del re Pietro I di Aragona ad Alcoraz, roccaforte dei Mori, nel 1906: un cavaliero vestito di bianco con una croce rossa sul petto sarebbe apparso sul campo di battaglia e avrebbe portato gli spagnoli alla vittoria lasciando sul terreno le teste di quattro valorosi e importanti principi Mori. Egli altri non era se non San Giorgio.
La bandiera sarebbe quindi il simbolo di quella fondamentale vittoria, che cambiò in maniera radicale le sorti culturali e storiche della Spagna e della Sardegna: la croce di San Giorgio, che richiama i crociati, unita alle teste mozzate dei quattro Mori che, nel corso dei secoli, sono stati raffigurati in vari modi, con una benda sugli occhi o sulla fronte, a sinistra o a destra, senza benda, oppure coronati…
In particolare, durante il periodo spagnolo, i Mori portavano la benda in fronte, come corona regale; poi, con i Savoia, l’iconografia vide i Mori bendati sugli occhi, una rappresentazione continuata fino al 1999 quando un’apposita legge regionale ha definito ufficiale la versione con i Mori che portano la benda sulla fronte.
Un’altra versione, la più antica, fa invece risalire il vessillo sardo all’epoca detta “dei giudicati”: tra il IX e il XV secolo, l’isola era una sorta di “confederazione indipendente” suddivisa in quattro territori autonomi, Torres, Cagliari, Arborea e Gallura, governati da Re chiamati “Giudici”, che si difesero strenuamente dalle pressanti invasioni dei Mori.
In questo caso, le 4 teste rappresentebbero proprio i 4 giudicati che componevano la Sardegna e la benda sarebbe una “corona in tessuto” impreziosita da pietre andate perse nelle rappresentazioni successive.
Infine, esiste anche la versione Sardo-Pisana che fa risalire la bandiera al gonfalone donato dal Papa Benedetto VIII al popolo sardo e ai Pisani intorno al 1200, con la simbologia cristiana che si sarebbe diffusa a breve con i Crociati, per incitarli a scacciare i Mori dall’isola.
Proprio durante quel periodo, infatti, la Sardegna si trovava sotto il dominio della Repubblica marinara di Pisa che, da lì a pochi anni, unendosi con la Repubblica marinara di Genova e gli Spagnoli, avrebbe bandito i Mori dal Tirreno nel corso della Prima Crociata.
Affondando le radici nella notte dei tempi, intrisa di storia che sfuma nella leggenda e viceversa, la bandiera della Sardegna è molto più di un semplice vessillo che sventola al vento ma rappresenta appieno l’identità di un popolo ed è legata a doppio filo alle sue vicende millenarie.
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