Museo delle Cere Anatomiche di Cagliari: alla scoperta delle straordinarie opere di Clemente Susini
Il Museo delle Cere Anatomiche di Cagliari ospita 23 straordinarie opere realizzate con un realismo impressionante. Queste cere anatomiche non solo illustrano la complessa e perfetta armonia del corpo umano, ma ne svelano anche la delicata e intrinseca fragilità, offrendo ai visitatori un’esperienza educativa e suggestiva che unisce arte, scienza e storia medica.
Nel cuore della città di Cagliari, e più precisamente nella “Sala pentagonale” della Cittadella dei musei di piazza Arsenale, esiste un luogo sospeso nel tempo, dove il corpo umano, narrato nella sua perfezione mortale, smette di essere soltanto un “luogo vissuto” e assume il duplice ruolo di oggetto e mezzo per raccontare una storia più ampia, quella dell’arte ceroplastica fiorentina. Si tratta del Museo delle Cere Anatomiche di Clemente Susini.
Da un lato, il corpoumano viene illustrato attraverso 23 cere anatomiche uniche nel loro genere per realismo e ricchezza dei dettagli, che ci restituiscono l’immagine di un organismo morto, ma quanto mai “vivo” e pulsante. Dall’altro, questa rappresentazione si fa portavoce di una pulsione verso lo sviluppo tecnologico e scientifico particolarmente sentita nel contesto sardo (e non solo). La funzione originale delle opere in cera, commissionate nei primi anni dell’Ottocento da Francesco Antonio Boi – allora professore di Anatomia della Regia Università di Cagliari – all’illustre artista ceroplasta Clemente Susini, era infatti quella di consentire l’avanzamento della scienza medica, che in quegli anni stava vivendo un periodo di particolare fermento non solo in terra italica, ma nel contesto europeo.
Utilizzando questa chiave di lettura, la collezione di cere cagliaritana, ancora oggi seconda in Italia solo al Museo della Specola di Firenze – che tra l’altro fu il principale punto di riferimento al tempo della loro realizzazione – non si limita soltanto a parlare di corpi, ma in maniera forse più implicita ci restituisce un pezzo importante del fermento scientifico e culturale che permeava il capoluogo sardo già alcuni secoli fa.
Museo delle cere di Cagliari, la nascita dell’arte ceroplastica
Per comprendere le origini della collezione ospitata all’interno del Museo delle Cere di Cagliari, è necessario fare un salto indietro nel tempo, e più precisamente ai primi dell’Ottocento: la medicina, da sempre appannaggio di pochi, stava vivendo un periodo di enormi cambiamenti, che la portarono a diventare un campo sempre più rigoroso, scientifico e oggettivo.
Un progresso esteso a tutto il contesto europeo, reso possibile, ad esempio, dall’invenzione dello stetoscopio e dei primi strumenti per la diagnostica per immagini, che si andarono a sostituire all’allora imperante soggettività del medico, ma anche dalla scoperta della medicina preventiva,dell’anestesia e dell’asepsi, a loro volta fondamentali per gli sviluppi della chirurgia, una scienza fino ad allora fortemente influenzata dall’arte (non a caso, si parlava proprio di ars medica).
Un vero e proprio spartiacque nella storia della medicina, che la portò progressivamente a essere quella che conosciamo ancora oggi e che contribuì alla fondazione di numerose università dedicate allo studio di questa scienza. Il lato oscuro della medaglia era però l’elevatissimo numero di cadaveri da dissezionare e studiare, un bene all’epoca molto costoso, che non tutti i laboratori di studio potevano permettersi di avere in grandi quantità Senza contare che, da un punto di vista prettamente etico e religioso, in molti non vedevano di buon occhio la dissezione dei cadaveri, considerata come una vera e propria profanazione della sacralità della vita umana, tanto che spesso chi la praticava era considerato alla stregua di un criminale.
Per ovviare a questi impedimenti e consentire il progredire della scienza medica, andava assolutamente trovata una soluzione: la cera. Ed è in questo contesto che comincia la storia del museo delle cere di Cagliari.
Museo delle Cere di Cagliari, la bellezza sospesa della collezione Susini-Boi a Cagliari
Quando un materiale viscoso ed estremamente malleabile, adatto a essere modellato direttamente sugli apparati dei cadaveri per realizzare calchi di straordinario realismo e ricchezza di particolari, per di più in tempi sorprendentemente brevi, incontra le mani sapienti di artisti del calibro di Clemente Susini, nascono riproduzioni anatomiche talmente fedeli da poter essere impiegate nella formazione degli aspiranti medici. Ecco allora che la storia della collezione di cere anatomiche che ancora oggi fa bella mostra di sé all’interno degli spazi della Cittadella dei Musei di Cagliari si intreccia indissolubilmente con la scoperta del potenziale didattico e scientifico della ceroplastica, una tecnica che seppe coniugare arte e scienza in un’epoca di fervido sviluppo medico.
Nel 1801, Francesco Antonio Boi, allora professore di Anatomia presso la Regia Università di Cagliari, ricevette un importante contributo da parte del viceré di Sardegna, Carlo Felice, per intraprendere un viaggio formativo nei più rinomati centri scientifici dell’epoca — tra cui Pavia, Pisa e Firenze — con l’obiettivo di ampliare la propria preparazione accademica e, di riflesso, migliorare il livello dell’istituzione cui apparteneva.
Fu proprio a Firenze che Boi conobbe Clemente Susini, affermato artista ceroplasta e collaboratore del celebre Museo della Specola, uno dei musei scientifici più antichi d’Europa, noto per custodire la più famosa collezione di cere anatomiche al mondo. Da quell’incontro nacque una collaborazione feconda, che solo pochi anni dopo portò alla realizzazione di ventitré cere policrome raffiguranti in dettaglio apparati e sezioni del corpo umano maschile e femminile.
Le opere, modellate nel prestigioso laboratorio di ceroplastica del Museo di Antichità e Storia Naturale di Firenze — dove Boi partecipò attivamente alle dissezioni i cui risultati vennero poi tradotti in cera da Susini — rappresentano fedelissime riproduzioni anatomiche.
Commissionate e acquistate per volontà del sovrano piemontese, furono destinate al Museo di Antichità e Storia Naturale della Regia Università di Cagliari.
La collezione fu inizialmente custodita nella sede museale originaria, poi trasferita a Palazzo Belgrano e successivamente, nel 1923, collocata presso il Nuovo Istituto di Anatomia in via Porcell. Solo nel 1991 trovò la sua definitiva sistemazione nella “Sala pentagonale” della Cittadella dei Musei, in piazza Arsenale, al limite settentrionale del suggestivo quartiere Castello, sotto la sommità della rocca omonima. Il trasferimento avvenne per volontà dell’allora rettore dell’Università, professor Duilio Casula, e del curatore della collezione, il professor Alessandro Lodovico Riva. Le cere hanno negli anni attraversato i confini nazionali, venendo esposte temporaneamente in prestigiose sedi internazionali come la Villette di Parigi, la Hayward Gallery di Londra, il National Science Museum di Tokyo e la Triennale di Milano.
Una collezione che, al di là degli evidenti meriti scientifici, legati alla sua funzione originaria di supporto alla didattica e alla ricerca medica, non smette di sorprendere e affascinare chi la osserva: perché nelle opere in cera non si legge soltanto una descrizione oggettiva dell’anatomia e del suo funzionamento, ma anche una celebrazione dell’intrinseca bellezza, fragilità e caducità dell’essere vivente. Una rappresentazione plastica e figurativa resa ancor più intensa dal composto realismo con cui Susini — artista prima ancora che tecnico — seppe fissare nei volti, nei dettagli delle espressioni e nella postura dei soggetti, un’immagine della morte che si fa riflesso della vita, sospesa in un eterno presente.
Visitare il Museo delle Cere Anatomiche di Clemente Susini
La collezione delle Cere Anatomiche di Clemente Susini, che insieme MUACC (Museo Universitario delle Arti e delle Culture Contemporanee) è punta di diamante della ricca offerta culturale patrocinata dall’Università di Cagliari, può essere visitata dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 18.00.
La Cittadella dei Musei, dove le cere anatomiche sono custodite a poca distanza dal Museo Archeologico Nazionale, è situata in piazza Arsenale, poco oltre Porta Cristina, ed è facilmente raggiungibile percorrendo le vie Santa Margherita, Tommaso Porcell e Fiume (partendo da piazza Yenne) o, se si giunge dalla parte opposta, il viale Regina Elena fino ad arrivare alla porta di San Pancrazio (l’ingresso alla Cittadella è sulla destra).
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