Nel cuore di Cagliari, una tappa obbligata per gli amanti dell’arte, della storia, e della cultura sarda
Fondata nella seconda metà dell’Ottocento, la Pinacoteca di Cagliari custodisce oggi una ricca e variegata collezione di dipinti risalenti al tardo Rinascimento, a cui si affiancano preziosi reperti etnografici, tra cui pezzi di oreficeria sarda, preziosi tessuti e ricami, eleganti arredi, ceramiche finemente decorate, e antiche armi.
Da sempre crocevia di popoli, costumi e tradizioni, Cagliari è uno dei luoghi che meglio incarnano il fervore artistico e culturale che da sempre caratterizza il territorio isolano. Una vivacità oggi custodita all’interno di prestigiose collezioni d’arte, come quella ospitata all’interno Pinacoteca Nazionale, che con i suoi ben 1272 pezzi (tra cui non troviamo solo dipinti, ma anche una vasta gamma di reperti etnografici, quali gioielli, drappi, ceramiche, stemmi, complementi d’arredo, e perfino armi), rappresenta una delle raccolte museali più ricche e variegate nel panorama isolano, nonché una delle più antiche.
Pinacoteca di Cagliari, una collezione prestigiosa e in continua evoluzione
Il nucleo originario della collezione pittorica che possiamo possiamo oggi ammirare all’interno degli ampi spazi dell’ex Regio Arsenale, edificio in stile neoclassico utilizzato in epoca sabauda come caserma e deposito di munizioni, le cui forme squadrate ed essenziali dialogano in maniera simbolica e concettuale con le antiche mura spagnole, progettate da Rocco Capellino ed ampliate da Giorgio e Jacopo Palearo nel XVI secolo, che circondano il suggestivo quartiere medievale di Castello, risale infatti alla seconda metà del XIX secolo, e in particolare al 1866, anno che vide l’approvazione del Regio Decreto riguardante la soppressione degli ordini e delle congregazioni religiose, in seguito al quale numerosi dipinti e manufatti religiosi, tra cui diverse opere di rara bellezza e valore artistico, confluirono nel patrimonio dello Stato.
A queste si aggiungensero, nel 1875, le opere pittoriche recuperate in seguito alla distruzione della chiesa gotica-romanica di S. Francesco di Stampace, tra cui alcune grandi pale d’altare inquadrate architettonicamente, in gergo note con il termine spagnolo di retabli, realizzate dai fratelli Cavaro, considerati i massimi rappresentanti della cosiddetta “Scuola Stampacina”, scuola pittorica cagliaritana che prende per l’appunto il nome dal quartiere storico di Stampace, dove i pittori di questa famiglia tennero bottega dal XV fino alle soglie del XVII secolo.
Ma non è tutto: anche nei secoli successivi la raccolta della Pinacoteca ha continuato incessantemente ad ampliarsi, riflettendo il dinamismo culturale della città e l’evoluzione della sensibilità artistica locale, grazie anche ai contributi provenienti da rinomati collezionisti e benefattori, tra cui opere e manufatti di grande prestigio, creando una collezione che oggi è un tesoro inestimabile la Sardegna intera (e non solo).
Un processo culminato all’inizio del Novecento con l’inclusione negli spazi della Pinacoteca, al tempo (e fino al 1992) ospitata nel vicino Palazzo delle Seziate, struttura Settecentesca dal peculiar color rosa, che ancora oggi fa da collegamento tra due delle più importanti piazze cittadine, quella dell’Arsenale e quella dell’Indipendenza, di una straordinaria collezione etnografica comprendente splendidi gioielli sardi, pregiati tessuti, eleganti complementi d’arredo, ceramiche finemente decorate, e perfino armi, nonché un prezioso acquamanile bronzeo a forma di volatile risalente al XII secolo, molto simile per fattezze e minuzia artistica a quello ospitato nel prestigioso Museo del Louvre di Parigi, che per motivi logistici viene esposta a rotazione.
Un viaggio (virtuale) tra le ricche collezioni della Pinacoteca
La Pinacoteca Nazionale di Cagliari non è solo un museo, ma un luogo dove arte, storia e bellezza naturale si intrecciano in modo indissolubile, una sinergia testimoniata in prima battuta dalla disposizione innovativa delle collezioni, che permette di esaltare il fascino senza tempo delle opere e, al tempo stesso, anche gli ampi spazi entro le quale sono esposte.
La struttura del museo si articola infatti su tre livelli, avvolgendo le antiche mura spagnole che sono state sapientemente inglobate nell’edificio, instaurando un interessante dialogo tra diverse epoche storiche e correnti artistiche, e al tempo stesso, con il suggestivo panorama che fa capolino dalle grandi finestre a vetri, che durante le giornate terse si estende dai quartieri storici della città fino al ridente Golfo di Cagliari.
ll percorso espositivo inizia così, forse in maniera poco convenzionale, all’ultimo piano, in cui fanno bella mostra di sé magnifici retabli disposti strategicamente a raggiera, tra cui spiccano quelli della bottega stampacina dei fratelli Cavaro, espressione di quell’indissolubile intreccio tra devozione ed espressione artistica che ha caratterizzato una buona parte della produzione Quattro e Cinquecentesca, in cui evidenti sono le influenze della tradizione fiammingo-catalana, che talvolta lascia spazio a elementi di più spiccata derivazione rinascimentale e manieristica, influenze che diventeranno sempre più evidenti nei dipinti prodotti nel secolo successivo.
Scendendo al piano intermedio, facciamo un salto temporale in avanti immergendoci in una ricca collezione di tele risalenti al XVII e XVIII secolo, provenienti in larga parte dalle collezioni ecclesiastiche smembrate in seguito al Decreto Regio del 1866 e da donazioni private, molte delle quali importate o commissionate ad artisti situati al di fuori del territorio isolano, una prova dell’inequivocabile vitalità artistica del periodo.
Infine, al terzo ed ultimo livello troviamo opere eterogenee per periodo e stile di esecuzione, che spaziano dall’ultimo quarto del XVI secolo fino al XIX secolo, tra cui sei tavole dipinte da un anonimo pittore campano tardo manierista, che aggiungono un tocco di mistero e fascino all’esposizione, una ricca collezione di ritratti di autorità locali risalenti al XIX secolo, nonché una vasta raccolta di tele di autori sardi ottocenteschi e contemporanei, che raffigurano in maniera estremamente realistica scene di vita rurale, tradizioni e usanze locali, un tentativo (ben riuscito) di catturare su tela l’essenza più autentica della millenaria cultura isolana, proteggendola per sempre dall’oblio.
Oltre alla produzione pittorica, la Pinacoteca vanta una significativa raccolta etnografica che comprende tessuti, gioielli, mobili, ceramiche e armi. Questa collezione, per problemi di spazio, viene esposta a rotazione, permettendo ai visitatori di scoprire continuamente nuovi aspetti della ricca tradizione culturale sarda. Gli splendidi gioielli sardi e gli intricati tessuti raccontano storie di artigianato e tradizione, mentre i mobili e le ceramiche offrono uno sguardo sulla vita quotidiana e le abitudini del passato.
La Cittadella dei Musei, l’incontro tra storia, arte e natura nel cuore di Cagliari
Una volta usciti dalla Pinacoteca, l’arte, la storia e l’archeologia non smettono di circondarci e, soprattutto, di meravigliarci: la sede della collezione, Palazzo Arsenale, è infatti il cuore pulsante della cosiddetta Cittadella dei Musei, un polo culturale di grande rilevanza nel contesto culturale isolano (e non solo) situato sul colle di Buoncammino, tra Porta Cristina e piazza Indipendenza, a pochi passi dalla passeggiata di Buoncammino e vicino all’Anfiteatro romano, una sorta di acropoli moderna che domina la città, custodendone le sue più importanti testimonianze storico e artistiche.
Il progetto della Cittadella, ideato da Piero Gazzola e Libero Cecchini all’inizio degli anni Settanta su iniziativa dell’Università di Cagliari per ampliare gli spazi del Museo Archeologico e della Pinacoteca, precedentemente ospitati all’interno del Palazzo delle Seziate, mira infatti a integrare gli spazi architettonici dell’ex Regio Arsenale, utilizzato nel XVIII come caserma dai piemontesi, a cui si deve anche la costruzione dell’omonima Porta Arsenale, in parte danneggiati dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, con l’ambiente circostante, in un continuum volto a evidenziare l’inestricabile legame tra il “dentro” e il “fuori” degli spazi museali (ne sono testimonianza le antiche mura inglobate in quelle dei moderni edifici, a loro volta realizzati in calcestruzzo e pietra, materiali che hanno permesso il recupero delle preesistenze e che contribuiscono a dare un idea di “naturalità” all’intera composizione).
Oltre alla Pinacoteca e al Museo Etnografico, la Cittadella, aperta ufficialmente al pubblico nel 1993 e oggi maggiore complesso museale isolano, ospita altre istituzioni culturali di primo piano tra cui, per l’appunto, il Museo Archeologico Nazionale, al cui interno troviamo una vasta collezione di reperti nuragici, ceramiche, bronzi, gioielli fenici, monili imperiali, monete bizantine, e oggetti di uso quotidiano, che offrono una panoramica completa della storia della Sardegna, dalle epoche preistoriche fino all’epoca romana e medievale, e il Museo d’Arte Siamese, eccellenza nel panorama europeo, al cui interno è custodita una ricca raccolta di ceramiche, armi, gioielli e sculture provenienti dalla Thailandia e da altri paesi dell’Asia sudorientale, gettando uno sguardo affascinante su questa lontana e antica cultura.
Infine, non meno suggestiva è la Collezione delle Cere Anatomiche di Clemente Susini, seconda in Italia solo al Museo della Specola di Firenze, che tra l’altro ne fu il principale punto di riferimento. Una mostra che non si limita soltanto a parlare di “corpi”, ma -in maniera forse più implicita- ci restituisce un pezzo importante della vivace scena scientifica e culturale della Cagliari di inizio Ottocento. La funzione originale delle 23 opere in cera, uniche nel loro genere per realismo e ricchezza dei dettagli, che ci restituiscono l’immagine di un corpo morto, ma quanto mai vivo e pulsante, sono infatti state commissionate nei primi decenni del XIX secolo da Francesco Antonio Boi, allora professore di Anatomia della Regia Università di Cagliari, all’illustre artista ceroplasta Clemente Susini con l’intento di consentire l’avanzamento della scienza medica, che in quegli anni stava vivendo un periodo di particolare fermento non solo in Italia, ma nel contesto europeo.
Da non perdere anche la passeggiata che collega la Cittadella dei Musei alla sommità del Colle di Buoncammino, vero e proprio balcone che si apre in maniera scenografica sulla città, riaperta al pubblico nel dicembre 2023 dopo importanti lavori di riqualificazione, volti a conferire a questo luogo di inestimabile bellezza paesaggistica e storica un look più moderno, in primo luogo attraverso la creazione di strutture dedicate alla socialità e alle attività commerciali e l’incremento delle zone verdi. Il tutto senza tradire la storia del Colle, su cui, per 120 anni e fino al 2014, era ospitata la sede del principale carcere cittadino, oggi visitabile soltanto durante particolari occasioni, come le “Giornate di Primavera” organizzate dal FAI. Una struttura imponente e inespugnabile dagli evidenti richiami neoclassici, edificata tra il 1855 e il 1897 e successivamente ampliata negli anni Trenta, che al massimo della sua capacità riusciva a ospitare dai cinquecento ai mille carcerati.
Non resta dunque che andare alla scoperta di questo incredibile luogo ospitato nel cuore di Cagliari: la Cittadella dei Musei è facilmente raggiungibile percorrendo le vie Santa Margherita, Tommaso Porcell e Fiume (partendo da piazza Yenne) o, se si giunge dalla parte opposta, il viale Regina Elena fino ad arrivare alla porta di San Pancrazio (l’ingresso alla Cittadella è sulla destra).
La Pinacoteca è visitabile tutti i giorni dalle ore 8:45 alle ore 19:45, mentre i biglietti sono acquistabili nella biglietteria all’interno del Museo Archeologico o al sul sito museiitaliani.it.
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